Quando finisce l’adolescenza e come si determina la fine

Quanto dura l’adolescenza? O per dirla con le parole di chi ne è un po’ stufo: quando finisce?  

Quando finirà il fastidioso sali e scendi di emozioni intense, dubbi su sé stessi e preoccupazioni rispetto alla propria identità, al proprio corpo ed al modo in cui gli altri ci percepiscono? 
A volte, specie quando ci si è immersi, sembra non finire mai.  

In adolescenza il tempo sembra dilatarsi e rallentare, un riflesso della accentuata capacità che il cervello ha di assorbire le cose in questa fase di vita, funzionale ad accogliere gli importanti mutamenti che avvengono in questo periodo…ma può davvero andare avanti per sempre?  

Rassicuriamo i giovani lettori che, sebbene a volte sembri infinita, anche l’adolescenza finisce, almeno nella maggior parte dei casi. 
Il punto è capire quando: esiste un’età in cui l’adolescenza può dirsi conclusa? Cosa succede quando l’adolescenza scavalca i suoi naturali confini per sconfinare nel terreno dell’età adulta?  

La questione è dibattuta, scopriamo nel dettaglio perché. 

Quando comincia 

L’avvio dell’adolescenza è sancito da quei cambiamenti fisici che chiamiamo pubertà e che avvengono prima per le ragazzine (verso gli 11 anni), e un po’ più tardi per i ragazzi (verso i 13-14). 

Anche tra i non addetti ai lavori, quasi nessuno tende a far coincidere la fine dell’adolescenza con il compimento dei 18 anni, l’età per cui si diviene “adulti” agli occhi dello Stato.  

La maggior parte delle persone propende per fissare l’inizio dell’età adulta verso i 24-25 anni, tuttavia il confine non è così preciso, e può tranquillamente estendersi anche ai 26-27 anni. 

Queste variazioni sono in parte legate ai mutamenti a cui la nostra società è andata in contro nel corso degli anni: le difficoltà ad immettersi nel mondo del lavoro portano a diventare indipendenti dalla famiglia sempre più tardi, spostando i confini dell’adolescenza ben oltre i suoi limiti fisiologici e prolungando le frustrazioni e i timori caratteristici di questo periodo.  

Chi si occupa di adolescenza da un punto di vista psicologico preferisce infatti non ancorare la fine di questa fase di vita ad un’età predeterminata, quanto piuttosto all’assolvimento di specifici compiti evolutivi a cui l’adolescenza è legata:  definire sé stessi, i propri valori, separarsi dalla famiglia e trovare un proprio posto nel mondo. 

Ma se non se ne viene a capo? Se non si raggiunge mai la sospirata e temuta indipendenza?  

Beh, allora l’adolescenza perdura, ben oltre le età sopra indicate!  

Adolescenza: un periodo di crescita

Siamo la specie che in assoluto ha l’adolescenza più lunga in natura, i mammiferi di cui più a lungo i genitori si prendono cura.  

Questa fase di dipendenza così protratta è funzionale al nostro sviluppo cerebrale: durante tutto questo tempo il cervello apprende e si adatta nel modo più specifico possibile all’ambiente che incontra. 

Insomma, un grande vantaggio evolutivo, sebbene piuttosto costoso, sia dal punto di vista economico che emotivo. 

 In particolare, in adolescenza vengono perfezionati i processi di regolazione emotiva, necessari per controllare le proprie emozioni, e i processi di pensiero che diventano più raffinati e complessi.  

I due processi si sviluppano e vanno sempre di pari passo perché non è possibile pensare in maniera elaborata quando si è sommersi dal flusso emotivo.   

Sì, ma quando finisce? 

Le capacità che si sviluppano in adolescenza sono indispensabili per raggiungere l’indipendenza e poter finalmente distaccarsi dai genitori per trovare il proprio posto nel mondo.  

Per farlo è necessario allentare il nodo della dipendenza senza sentire di perdersi e perdere il legame con i propri genitori.   

Si tratta di un compito mai indolore ma che può rivelarsi impossibile se il legame di attaccamento, costruito sin dall’infanzia, risulta un po’ ingarbugliato.  
 
In questo caso si può far fatica a seguire le tappe finali dell’adolescenza: uscire di casa, trovare lavoro, investire affettivamente in una relazione sentimentale stabile. 

Sebbene la capacità che il cervello umano ha di apprendere sia pressoché infinita, la straordinaria capacità di assorbimento che il cervello ha in adolescenza ha una fine.  
 
Secondo la neuropsicologia, la plasticità cerebrale che caratterizza l’adolescenza nell’essere umano tende a ridursi verso i 24-25 anni per rallentare e stabilizzarsi intorno ai 30. 
 
 Questo dato ci fornisce un altro criterio indicativo dei confini dell’adolescenza, oltre cui il protrarsi di un rapporto di dipendenza troppo stretto con la famiglia di origine può essere indice di fatiche nel crescere e diventare pienamente adulti. 

In conclusione… 

Alla luce di quanto detto possiamo abbozzare una risposta alla domanda da cui siamo partiti: quando finisce l’adolescenza? 

Sappiamo che la fine dell’adolescenza è strettamente collegata al raggiungimento di un’autonomia affettiva che segna la possibilità di intraprendere nuove relazioni significative e strutturare un proprio progetto di vita. 

Abbiamo visto che il cervello umano esaurisce la sua massima plasticità entro i 24-15 anni e che quindi, a partire da questa età, il legame di dipendenza dalla famiglia di origine, che permette di crescere, diminuisce la sua efficacia.  

Spesso però non è possibile lasciare il nido proprio perché esistono delle fatiche a monte che impediscono di prendere il largo e che fintanto che non vengono affrontate portano ad un protrarsi dell’adolescenza un po’ frustrante e innaturale ma al contempo inevitabile.  

È necessario che i vecchi legami vengano ristrutturati perché i nuovi possano aggiungersi e fiorire. 

Forse è possibile dire che l’adolescenza dura fintanto che perdurano le questioni e le domande che essa pone relative a chi si è, chi si vuole diventare è quale sia il proprio posto nel mondo. 

Poiché tali questioni non sono mai del tutto chiuse ed anzi è necessario periodicamente interrogarsi e ridefinire la propria identità nell’arco del ciclo di vita al fine ampliare i confini del proprio sé e includere nuove relazioni, ruoli e prospettive, è utile mantenere un legame con il proprio adolescente capace di rompere e innovare quando i confini del nostro essere divengono troppo stretti e il vento del cambiamento torna a lambire le sponde della nostra vita.  

Alessio Martella

Psicologo, Psicoterapeuta, Psicoanalista Relazionale

Cominciai a interessarmi di psicoanalisi a 16 anni perché Sigmund Freud mi sembrava l’unica alternativa interessante ai Sex Pistols e forse un po’ anche perché ne avevo bisogno…