"La semplicità non è altro
che una complessità risolta"
(Constantin Brâncuși)
"La semplicità non è altro
che una complessità risolta"
(Constantin Brâncuși)

Consulenza
Il primo passo per prendersi cura di sé è la consulenza.
La consulenza dura in genere 3-4 incontri e ha lo scopo di definire
il bisogno e la tipologia di intervento che verrà attivata in seguito.
La consulenza ha inoltre lo scopo di conoscersi e capire
se ci si trova bene a lavorare assieme.

Consulenza
Il primo passo per prendersi cura di sé è la consulenza.
La consulenza dura in genere 3-4 incontri e ha lo scopo di definire
il bisogno e la tipologia di intervento che verrà attivata in seguito.
La consulenza ha inoltre lo scopo di conoscersi e capire
se ci si trova bene a lavorare assieme.
Come funziona?
La consultazione è un momento essenziale perché riguarda la definizione della domanda, non esistono risposte giuste a domande sbagliate.
Dove vogliamo andare? Di cosa abbiamo bisogno? Che mezzi abbiamo a disposizione?
La consulenza somiglia a un piccolo viaggio prima del viaggio: la progettazione dell’itinerario.
Per sapere dove andiamo è utile sapere anche un po’ chi siamo e da dove veniamo.
Durante gli incontri di consulenza si racconta in breve la propria storia di vita, mettendo a fuoco le principali difficoltà e le risorse che torneranno utili andando avanti.
È possibile porre domande e chiedere chiarimenti in modo da definire al meglio i punti di riferimento entro cui lavorare.
Infine, si concorda il “quando” e “come” procedere, mettendo tutto nero su bianco.
Insomma, si mette a punto un dispositivo di cura tagliato su misura.
Individuata la meta, organizzato lo zaino, si può dare inizio al viaggio vero e proprio.
Come funziona?
La consultazione è un momento essenziale perché riguarda la definizione della domanda, non esistono risposte giuste a domande sbagliate.
Dove vogliamo andare? Di cosa abbiamo bisogno? Che mezzi abbiamo a disposizione?
La consulenza somiglia a un piccolo viaggio prima del viaggio: la progettazione dell’itinerario.
Per sapere dove andiamo è utile sapere anche un po’ chi siamo e da dove veniamo.
Durante gli incontri di consulenza si racconta in breve la propria storia di vita, mettendo a fuoco le principali difficoltà e le risorse che torneranno utili andando avanti.
È possibile porre domande e chiedere chiarimenti in modo da definire al meglio i punti di riferimento entro cui lavorare.
Infine, si concorda il “quando” e “come” procedere, mettendo tutto nero su bianco.
Insomma, si mette a punto un dispositivo di cura tagliato su misura.
Individuata la meta, organizzato lo zaino, si può dare inizio al viaggio vero e proprio.

Psicoterapia
Un percorso di psicoterapia somiglia un po’ a un tour
on the road sulla Route 66:
un viaggio di scoperta, avventuroso e sorprendente dove quasi mai i momenti più preziosi corrispondono
a quelli segnalati nella guida turistica e che, come ogni vero viaggio, ha il potere di cambiarci.
L’itinerario e l’ambientazione dipendono dal tipo viaggiatore.

Psicoterapia
Un percorso di psicoterapia somiglia un po’ a un tour
on the road sulla Route 66:
un viaggio di scoperta, avventuroso e sorprendente dove quasi mai i momenti più preziosi corrispondono
a quelli segnalati nella guida turistica e che, come ogni vero viaggio, ha il potere di cambiarci.
L’itinerario e l’ambientazione dipendono dal tipo viaggiatore.
Come funziona?
Una volta stabilita la meta e i mezzi per raggiungerla durante la fase di consulenza, paziente e terapeuta possono mettersi in cammino.
Immaginiamo, ad esempio, un viaggio alla conquista di una vetta:
Lo psicoterapeuta un po’ come una guida alpina esperta di escursioni ad alta quota, accompagna il viaggiatore indicandogli i sentieri più sicuri e restandogli a fianco nei passi più difficili anche se non può sostituirsi a lui nell’attraversarli.
Anche se il viaggiatore non lo sa, nessuno meglio di lui conosce le montagne che stanno attraversando.
La mappa delle vette della propria autostima, degli abissi più tetri, delle proprie paure e dei deserti della solitudine risiede nel sentire del viaggiatore che il terapeuta aiuta a leggere e decodificare con sensibilità.
Ho scelto la psicoanalisi relazionale perché unisce la profondità della prima forma di psicoterapia, fondata da Sigmund Freud ai primi del ‘900, con la modernità dei nuovi avanzamenti provenienti da diversi ambiti disciplinari: le neuroscienze, la ricerca sull’infanzia, il femminismo, la filosofia post-moderna e i gender studies nonché l’arte e la poesia.
Si tratta insomma di un approccio a dimensione d’uomo e cioè molto ampio ma al contempo anche vicino all’esperienza del paziente, accurato e rispettoso.
L’ho scelto perché avevo bisogno di stare comodo: di sentirmi libero e aperto al nuovo ma al contempo radicato nella mia esperienza. Connesso a chi mi sta di fronte e con il mio sentire, fondato scientificamente ed emotivamente nella relazione con l’altro.
Una volta stabilita la meta e i mezzi per raggiungerla durante la fase di consulenza, paziente e terapeuta possono mettersi in cammino.
Immaginiamo, ad esempio, un viaggio alla conquista di una vetta:
Lo psicoterapeuta un po’ come una guida alpina esperta di escursioni ad alta quota, accompagna il viaggiatore indicandogli i sentieri più sicuri e restandogli a fianco nei passi più difficili anche se non può sostituirsi a lui nell’attraversarli.
Anche se il viaggiatore non lo sa, nessuno meglio di lui conosce le montagne che stanno attraversando.
La mappa delle vette della propria autostima, degli abissi più tetri, delle proprie paure e dei deserti della solitudine risiede nel sentire del viaggiatore che il terapeuta aiuta a leggere e decodificare con sensibilità.
Ho scelto la psicoanalisi relazionale perché unisce la profondità della prima forma di psicoterapia, fondata da Sigmund Freud ai primi del ‘900, con la modernità dei nuovi avanzamenti provenienti da diversi ambiti disciplinari: le neuroscienze, la ricerca sull’infanzia, il femminismo, la filosofia post-moderna e i gender studies nonché l’arte e la poesia.
Si tratta insomma di un approccio a dimensione d’uomo e cioè molto ampio ma al contempo anche vicino all’esperienza del paziente, accurato e rispettoso.
L’ho scelto perché avevo bisogno di stare comodo: di sentirmi sentirmi libero e aperto al nuovo ma al contempo radicato nella mia esperienza. Connesso a chi mi sta di fronte e con il mio sentire, fondato scientificamente ed emotivamente nella relazione con l’altro.
A chi può essere utile?
La psicoterapia è il principale strumento di cura per tutte le forme di sofferenza psicologica e i sintomi che interferiscono con la propria vita personale, sentimentale e lavorativa.
Credo che l’approccio della psicoanalisi relazionale possa essere utile a chi sente una simile esigenza di spazio, di profondità, di dar voce alle varie anime che ha dentro, molteplici e contraddittorie.
Ma anche a chi ha difficoltà a riconoscere la propria vera voce tra esse e, paradossalmente, a chi sente un bisogno di maggiore unità e semplicità.
A chi si sente bloccato e prigioniero di un loop in cui continua a cadere negli stessi errori.
A chi si sente confuso e non riesce a fare delle scelte che sente come proprie.
A chi si sente insoddisfatto e fatica ad avvertire un senso di autenticità nella propria vita.
Tutti i sintomi possono essere considerati come stimoli che muovono alla partenza di questo viaggio. Manifestazioni di parti di noi che finora non hanno avuto spazio e adesso lo reclamano.
Lottano per esistere.
Spesso sono le parti più reiette di noi, quelle che non vogliamo vedere: arrabbiate, tristi, impaurite, sofferenti…
Il compito di terapeuta e paziente è quello di vederle, sentirle, dar loro voce, ascoltare che cosa hanno da dire, in una parola: prendersene cura.
A chi può essere utile?
La psicoterapia è il principale strumento di cura per tutte le forme di sofferenza psicologica e i sintomi che interferiscono con la propria vita personale, sentimentale e lavorativa.
Credo che l’approccio della psicoanalisi relazionale possa essere utile a chi sente una simile esigenza di spazio, di profondità, di dar voce alle varie anime che ha dentro, molteplici e contraddittorie.
Ma anche a chi ha difficoltà a riconoscere la propria vera voce tra esse e, paradossalmente, a chi sente un bisogno di maggiore unità e semplicità.
A chi si sente bloccato e prigioniero di un loop in cui continua a cadere negli stessi errori.
A chi si sente confuso e non riesce a fare delle scelte che sente come proprie.
A chi si sente insoddisfatto e fatica ad avvertire un senso di autenticità nella propria vita.
Tutti i sintomi possono essere considerati come stimoli che muovono alla partenza di questo viaggio. Manifestazioni di parti di noi che finora non hanno avuto spazio e adesso lo reclamano.
Lottano per esistere.
Spesso sono le parti più reiette di noi, quelle che non vogliamo vedere: arrabbiate, tristi, impaurite, sofferenti…
Il compito di terapeuta e paziente è quello di vederle, sentirle, dar loro voce, ascoltare che cosa hanno da dire, in una parola: prendersene cura.
Solitamente
mi chiedono
Come funziona?
- Ci si incontra in un ambiente sicuro e accogliente e si cerca di essere il più sinceri possibili su sé stessi e su come ci si sente.
Come disse una grande psicoanalista: L’essenza della psicoterapia sono due persone che parlano in una stanza.
Quanto durano gli incontri?
- Gli incontri hanno durata di 45 minuti.
Quanto spesso ci si incontra?
- In genere una volta alla settimana ma in alcune situazioni o in certi momenti del percorso può essere utile una frequenza maggiore.
Sì, ma quanto costa?
- Il costo degli incontri, sia in presenza che online, è di 70Є
Dove si svolgono le sedute?
- Gli incontri possono essere svolti sia in presenza che online
Quanto dura?
- La durata di un percorso di terapia non può essere stabilito a priori: essa varia in funzione degli obiettivi concordati durante la consultazione.
Solitamente
mi chiedono
Come funziona?
- Ci si incontra in un ambiente sicuro e accogliente e si cerca di essere il più sinceri possibili su sé stessi e su come ci si sente.
Come disse una grande psicoanalista: L’essenza della psicoterapia sono due persone che parlano in una stanza.
Quanto durano gli incontri?
- Gli incontri hanno durata di 45 minuti.
Quanto spesso ci si incontra?
- In genere una volta alla settimana ma in alcune situazioni o in certi momenti del percorso può essere utile una frequenza maggiore.
Sì, ma quanto costa?
- Il costo degli incontri, sia in presenza che online, è di 70Є
Dove si svolgono le sedute?
- Gli incontri possono essere svolti sia in presenza che online.
Quanto dura?
- La durata di un percorso di terapia non può essere stabilito a priori: essa varia in funzione degli obiettivi concordati durante la consultazione.

EMDR
Fa ballaa l’oeucc in dialetto milanese significa press’a poco “stai attento, guardati intorno”.
Io milanese non sono, se non di adozione, però a Milano sono molto affezionato e dei dialetti mi fido molto.
Si è scoperto di recente che muovere gli occhi, “farli ballare” da destra a sinistra,
aiuta nell’elaborazione di traumi ed esperienze molto intense e dolorose.

EMDR
Fa ballaa l’oeucc in dialetto milanese significa press’a poco “stai attento, guardati intorno”.
Io milanese non sono, se non di adozione, però a Milano sono molto affezionato e dei dialetti mi fido molto.
Si è scoperto di recente che muovere gli occhi, “farli ballare”
da destra a sinistra, aiuta nell’elaborazione di traumi ed esperienze molto intense e dolorose.
L’EMDR si dimostra utile in tutte le situazioni in cui si è vista messa a repentaglio la propria vita o quella di un proprio caro, come un incidente stradale, una rapina o la comunicazione di una diagnosi infausta.
Nel 2013 L’OMS l’ha riconosciuta come la terapia d’elezione del Disturbo post traumatico da stress. Viene utilizzata con successo su persone vittime di terremoti, maremoti, guerre e attacchi terroristici.
L’EMDR può inoltre essere inoltre utilizzato anche in presenza di traumi ripetuti e cronici come gli abusi avvenuti in famiglia, a scuola (bullismo), sul lavoro (mobbing) e in tutti i casi di ricordi o situazioni che continuano a turbare la persona invadendo la coscienza senza preavviso.
Come funziona?
L’EMDR sfrutta l’innata capacità della mente di guarirsi da sé attraverso la stimolazione bilaterale alternata.
Guidando gli occhi del paziente da destra a sinistra, oppure attraverso il tapping, il terapeuta favorisce questa naturale capacità della mente di guarire da sola le proprie ferite.
Si tratta di un processo molto potente ma anche molto delicato per questo è essenziale che a praticarlo sia uno psicoterapeuta opportunamente formato e accreditato.
Mi sono formato al metodo EMDR di I e II livello e sono membro dell’associazione EMDR Italia.
L’EMDR si dimostra utile in tutte le situazioni in cui si è vista messa a repentaglio la propria vita o quella di un proprio caro, come un incidente stradale, una rapina o la comunicazione di una diagnosi infausta.
Nel 2013 L’OMS l’ha riconosciuta come la terapia d’elezione del Disturbo post traumatico da stress. Viene utilizzata con successo su persone vittime di terremoti, maremoti, guerre e attacchi terroristici.
L’EMDR può inoltre essere inoltre utilizzato anche in presenza di traumi ripetuti e cronici come gli abusi avvenuti in famiglia, a scuola (bullismo), sul lavoro (mobbing) e in tutti i casi di ricordi o situazioni che continuano a turbare la persona invadendo la coscienza senza preavviso.
Come funziona?
L’EMDR sfrutta l’innata capacità della mente di guarirsi da sé attraverso la stimolazione bilaterale alternata.
Guidando gli occhi del paziente da destra a sinistra, oppure attraverso il tapping, il terapeuta favorisce questa naturale capacità della mente di guarire da sola le proprie ferite.
Si tratta di un processo molto potente ma anche molto delicato per questo è essenziale che a praticarlo sia uno psicoterapeuta opportunamente formato e accreditato.
Mi sono formato al metodo EMDR di I e II livello e sono membro dell’associazione EMDR Italia.
A chi è adatto?
A tutti coloro che hanno subito un trauma acuto o cronico.
Quanto dura?
La durata del trattamento EMDR varia molto in funzione del tipo di trauma.
Traumi acuti possono avere una trattamento molto breve (talvolta solo 2-3 sedute) mentre i traumi complessi richiedono di essere affrontati in un percorso di psicoterapia al cui interno l’EMDR può entrare a far parte.
Si può fare EMDR online?
È possibile ma non sempre. L’applicazione dell’EMDR da remoto deve essere valutata accuratamente caso per caso.
A chi è adatto?
A tutti coloro che hanno subito un trauma acuto o cronico.
Quanto dura?
La durata del trattamento EMDR varia molto in funzione del tipo di trauma.
Traumi acuti possono avere una trattamento molto breve (talvolta solo 2-3 sedute) mentre traumi complessi richiedono di essere affrontati in un percorso di psicoterapia al cui interno l’EMDR può entrare a far parte.
Si può fare EMDR online?
E’ possibile ma non sempre. L’applicazione dell’EMDR da remoto deve essere valutata accuratamente caso per caso.
Solitamente
mi chiedono
Dopo quanto i primi risultati?
- Dipende dal tipo di trauma. In caso di un singolo evento traumatico è possibile ottenere benefici anche solo dopo poche sedute. I traumi complessi, invece, richiedono un trattamento più ampio e articolato.
Che tipo di traumi è possibile elaborare?
- In generale può essere considerata traumatica ogni esperienza che mette in crisi l’integrità fisica e psicologica della persona, interrompendo il senso di continuità dell’esperienza.Solo a titolo esemplificativo: abusi fisici e verbali, molestie, lutti improvvisi, perdita della casa o del lavoro, malattia fisica o mentale, l’aver assistito a violenza su terze persone, situazioni di profonda trascuratezza e abbandono vissute in famiglia.
Ci sono limiti di età?
- Non ci sono limitazioni legate all’età. Oltre che con adulti L’EMDR può essere utilizzato con adolescenti e bambini che hanno subito un’esperienza traumatica.
Ci sono casi in cui l'emdr non è indicato?
- Non ci sono particolari controindicazioni ma solo precauzioni. Il dolore agli occhi costituisce un ostacolo alla stimolazione con i movimenti oculari ma può essere superata attraverso il tapping (stimolazione tattile). In caso di condizioni mediche particolari occorrerà valutare insieme al medico curante.
Solitamente
mi chiedono
Dopo quanto i primi risultati?
- Dipende dal tipo di trauma. In caso di un singolo evento traumatico è possibile ottenere benefici anche solo dopo poche sedute. I traumi complessi, invece, richiedono un trattamento più ampio e articolato.
Che tipo di traumi è possibile elaborare?
- In generale può essere considerata traumatica ogni esperienza che mette in crisi l’integrità fisica e psicologica della persona, interrompendo il senso di continuità dell’esperienza.Solo a titolo esemplificativo: abusi fisici e verbali, molestie, lutti improvvisi, perdita della casa o del lavoro, malattia fisica o mentale, l’aver assistito a violenza su terze persone, situazioni di profonda trascuratezza e abbandono vissute in famiglia.
Ci sono limiti di età?
- Non ci sono limitazioni legate all’età. Oltre che con adulti L’EMDR può essere utilizzato con adolescenti e bambini che hanno subito un’esperienza traumatica.
Ci sono casi in cui l'emdr non è indicato?
- Non ci sono particolari controindicazioni ma solo precauzioni. Il dolore agli occhi costituisce un ostacolo alla stimolazione con i movimenti oculari ma può essere superata attraverso il tapping (stimolazione tattile). In caso di condizioni mediche particolari occorrerà valutare insieme al medico curante.

PNEI
Sapevate che il 90% della serotonina viene prodotta nello stomaco?
A livello cerebrale la serotonina è nota per essere l’ormone del buon umore, responsabile
di quando ci sentiamo giù o allegri mentre nello stomaco contribuisce
al buon funzionamento intestinale.
Questo spiega perché quando si è depressi
sono spesso presenti anche disturbi intestinali.

PNEI
Sapevate che il 90% della serotonina viene prodotta nello stomaco?
A livello cerebrale la serotonina è nota per essere l’ormone del buon umore, responsabile
di quando ci sentiamo giù o allegri mentre nello stomaco contribuisce
al buon funzionamento intestinale.
Questo spiega perché
quando si è depressi sono spesso presenti anche disturbi intestinali.
Dopo un litigio la funzione immunitaria si abbassa e ciò avviene perché il cortisolo, il neurotrasmettitore dello stress, supporta il comportamento di lotta ma agisce da inibitore sui globuli bianchi rendendoci più vulnerabili all’attacco di virus e batteri.
Gli infarti sono più frequenti il lunedì, giorno del rientro al lavoro.
L’elenco potrebbe essere lungo, una mole crescente di ricerche mostra sempre più che corpo e mente funzionano come un unico sistema complesso e interrelato.
La psiconeuroendocrinoimmunologia, oltre a contendere il titolo di parola più lunga a supercalifragilistichespiralidoso (e per questo spesso abbreviata con la sigla: PNEI), si occupa di studiare le connessioni tra i vari sistemi del corpo: nervoso, endocrino, immunitario e psicologico per capire come essi agiscono congiuntamente e reciprocamente determinando il nostro benessere o malessere psicofisico.
Più che una nuova disciplina costituisce un nuovo modo di guardare alla salute, all’avanguardia e trasversale a diverse specialità mediche.
L’anello che lega insieme tutti questi sistemi sono i messaggeri del nostro corpo: neurotrasmettitori, ormoni, peptidi che circolano in ogni sistema svolgendo funzioni diverse e la cui interfaccia psicologica è costituita dalle emozioni.
Imparando a conoscere e regolare le proprie emozioni, a leggerne il significato anziché ignorarle è possibile intervenire anche sugli altri sistemi corporei.
Dopo un litigio la funzione immunitaria si abbassa e ciò avviene perché il cortisolo, il neurotrasmettitore dello stress, supporta il comportamento di lotta ma agisce da inibitore sui globuli bianchi rendendoci più vulnerabili all’attacco di virus e batteri.
Gli infarti sono più frequenti il lunedì, giorno del rientro al lavoro.
L’elenco potrebbe essere lungo, una mole crescente di ricerche mostra sempre più che corpo e mente funzionano come un unico sistema complesso e interrelato.
La psiconeuroendocrino-
immunologia, oltre a contendere il titolo di parola più lunga a supercalifragilistichespiralidoso (e per questo spesso abbreviata con la sigla: PNEI), si occupa di studiare le connessioni tra i vari sistemi del corpo: nervoso, endocrino, immunitario e psicologico per capire come essi agiscono congiuntamente e reciprocamente determinando il nostro benessere o malessere psicofisico.
Più che una nuova disciplina costituisce un nuovo modo di guardare alla salute, all’avanguardia e trasversale a diverse specialità mediche.
L’anello che lega insieme tutti questi sistemi sono i messaggeri del nostro corpo: neurotrasmettitori, ormoni, peptidi che circolano in ogni sistema svolgendo funzioni diverse e la cui interfaccia psicologica è costituita dalle emozioni.
Imparando a conoscere e regolare le proprie emozioni, a leggerne il significato anziché ignorarle è possibile intervenire anche sugli altri sistemi corporei.
Solitamente
mi chiedono
Perché è importante tenere presente il corpo in psicoterapia?
- Perché la sofferenza psicologica interessa l’intero organismo umano, non solo la mente.Le più recenti forme di psicoterapia hanno confermato l’importanza di un approccio integrato che prenda in considerazione come corpo e mente comunicano e si influenzano reciprocamente.
Quali sono i benefici?
- I benefici di questo approccio sono molteplici ed uno solo: una maggiore integrazione mente-corpo. Il che significa imparare a leggere i segnali del corpo e comunicare alla mente i propri bisogni e intenzioni. Il prodotto di questo processo è un maggiore allineamento tra mente e corpo che si traduce in un maggiore benessere tanto a livello psicologico quanto a livello fisico.
In che modo è possibile intervenire sul corpo attraverso la mente e viceversa?
- Attraverso le emozioni: fenomeni fisici prima che mentali, molecole che, oltre a farci sentire incredibilmente arrabbiati, tristi o felici mediano una gran quantità di funzioni fisiologiche a più livelli nell’organismo. Imparare a navigare le emozioni significa far dialogare mente e corpo nella loro lingua franca, ciò permette di regolare i propri bisogni in modo naturale e attingere al potere risanatore delle emozioni.
Ci sono delle tecniche per aiutare l'integrazione mente-corpo?
- Più che un insieme di tecniche la PNEI è un modo di guardare alla sofferenza fisica e mentale senza mai disgiungerle, allenando l’occhio a riconoscere questo legame e riallacciarlo laddove si è spezzato.Attraverso alcune semplici tecniche è possibile aiutare a ritrovare il contatto con il proprio corpo e fare di esso un porto sicuro a cui tornare nei momenti difficili.
Quali condizioni mediche si applicano?
- Potrei rispondere a questa domanda con un’altra, un po’ provocatoria. Quali sofferenze “fisiche” non escludono la mente? È possibile per la mente star bene se il corpo soffre?
Corpo e mente sono sempre uniti. Gli approcci clinici più avanzati propongono una cura integrata della sofferenza che è sempre sofferenza psico-fisica.
L’approccio PNEI si applica quindi a tutti i quadri clinici e in particolare alle patologie autoimmuni, a quelle del sistema neuro-endocrino e disturbi cardio-vascolari.
Solitamente
mi chiedono
Perché è importante tenere presente il corpo in psicoterapia?
- Perché la sofferenza psicologica interessa l’intero organismo umano, non solo la mente.Le più recenti forme di psicoterapia hanno confermato l’importanza di un approccio integrato che prenda in considerazione come corpo e mente comunicano e si influenzano reciprocamente.
Quali sono i benefici?
- I benefici di questo approccio sono molteplici ed uno solo: una maggiore integrazione mente-corpo. Il che significa imparare a leggere i segnali del corpo e comunicare alla mente i propri bisogni e intenzioni. Il prodotto di questo processo è una maggiore allineamento tra mente e corpo che si traduce in un maggiore benessere tanto a livello psicologico quanto a livello fisico.
In che modo è possibile intervenire sul corpo attraverso la mente e viceversa?
- Attraverso le emozioni: fenomeni fisici prima che mentali, molecole che, oltre a farci sentire incredibilmente arrabbiati, tristi o felici mediano una gran quantità di funzioni fisiologiche a più livelli nell’organismo. Imparare a navigare le emozioni significa far dialogare mente e corpo nella loro lingua franca, ciò permette di regolare i propri bisogni in modo naturale e attingere al potere risanatore delle emozioni.
Ci sono delle tecniche per aiutare l'integrazione mente-corpo?
- Più che un insieme di tecniche la PNEI è un modo di guardare alla sofferenza fisica e mentale senza mai disgiungerle, allenando l’occhio a riconoscere questo legame e riallacciarlo laddove si è spezzato.Attraverso alcune semplici tecniche è possibile aiutare a ritrovare il contatto con il proprio corpo e fare di esso un porto sicuro a cui tornare nei momenti difficili.
Quali condizioni mediche si applicano?
- Potrei rispondere a questa domanda con un’altra, un po’ provocatoria. Quali sofferenze “fisiche” non escludono la mente? È possibile per la mente star bene se il corpo soffre?
Corpo e mente sono sempre uniti. Gli approcci clinici più avanzati propongono una cura integrata della sofferenza che è sempre sofferenza psico-fisica.
L’approccio PNEI si applica quindi a tutti i quadri clinici e in particolare alle patologie autoimmuni, a quelle del sistema neuro-endocrino e disturbi cardio-vascolari.

Mindfulness
Vi è mai capitato di invidiare il vostro gatto?
Come darvi torto: solo a guardarlo dormire beato su una sedia suscita un onda di piacere e rilassatezza,
e forse persino un po’ invidia: come mai per noi è così difficile fare come lui
e concederci un po’ di piacevolezza…

Mindfulness
Vi è mai capitato di invidiare il vostro gatto?
Come darvi torto: solo a guardarlo dormire beato su una sedia suscita un onda di piacere e rilassatezza,
e forse persino un po’ invidia: come mai per noi è così difficile fare come lui
e concederci un po’ di piacevolezza…
Negli ultimi tempi è diventato molto popolare parlare di mindfulness ma le sue origini sono molto antiche, addirittura millenarie.
Mindfulness significa infatti consapevolezza, “sati” in lingua pali, l’antico dialetto sanscrito parlato dal Buddha, che per primo scoprì in essa un metodo di liberazione dalla sofferenza, 2500 anni fa.
Pratiche di consapevolezza esistono da millenni all’interno della tradizione induista e buddista e la loro recente eccessiva semplificazione ai fini consumistici occidentali tende a talvolta a impoverire il significato e l’efficacia.
Il mio lavoro di psicoterapeuta è informato dalla pratica della meditazione. Pratico regolarmente la meditazione vipassana (il tipo di meditazione da cui la mindfulness deriva).
Mi aiuta ad essere presente in maniera più continuativa nella vita di tutti i giorni e nel mio lavoro, permettendomi un ascolto più attento e un contatto più intenso con la sofferenza.
Tecniche mutuate dalla pratica meditativa come il grounding e il body scan possono essere molto utili nei disturbi d’ansia e nel disturbo d’attacco di panico in quanto permettono di interrompere il loop in cui si è immersi e ritornare al corpo, costruendo nel tempo un sano attaccamento a sé stessi, una base sicura a cui tornare nei momenti difficili.
Inoltre, le tecniche meditative possono rivelarsi utili in tutte le situazioni in cui il corpo manifesta sofferenza come: dolore cronico, spossatezza, ipertensione, disturbi gastrointestinali, disturbi respiratori, vulvodinia, endometriosi, acufeni, ecc.
Anche quando non possiamo modificare la sofferenza abbiamo sempre il potere di modificare la nostra relazione con essa.
Nel mio lavoro collaboro con maestri di meditazione esperti che possono fornire un apporto molto utile al benessere personale.
Negli ultimi tempi è diventato molto popolare parlare di mindfulness ma le sue origini sono molto antiche, addirittura millenarie.
Mindfulness significa infatti consapevolezza, “sati” in lingua pali, l’antico dialetto sanscrito parlato dal Buddha, che per primo scoprì in essa un metodo di liberazione dalla sofferenza, 2500 anni fa.
Pratiche di consapevolezza esistono da millenni all’interno della tradizione induista e buddista e la loro recente eccessiva semplificazione ai fini consumistici occidentali tende a talvolta a impoverire il significato e l’efficacia.
Il mio lavoro di psicoterapeuta è informato dalla pratica della meditazione. Pratico regolarmente la meditazione vipassana (il tipo di meditazione da cui la mindfulness deriva).
Mi aiuta ad essere presente in maniera più continuativa nella vita di tutti i giorni e nel mio lavoro, permettendomi un ascolto più attento e un contatto più intenso con la sofferenza.
Tecniche mutuate dalla pratica meditativa come il grounding e il body scan possono essere molto utili nei disturbi d’ansia e nel disturbo d’attacco di panico in quanto permettono di interrompere il loop in cui si è immersi e ritornare al corpo, costruendo nel tempo un sano attaccamento a sé stessi, una base sicura a cui tornare nei momenti difficili.
Inoltre, le tecniche meditative possono rivelarsi utili in tutte le situazioni in cui il corpo manifesta sofferenza come: dolore cronico, spossatezza, ipertensione, disturbi gastrointestinali, disturbi respiratori, vulvodinia, endometriosi, acufeni, ecc.
Anche quando non possiamo modificare la sofferenza abbiamo sempre il potere di modificare la nostra relazione con essa.
Nel mio lavoro collaboro con maestri di meditazione esperti che possono fornire un apporto molto utile al benessere personale.
Solitamente
mi chiedono
Si tratta di una pratica religiosa?
- Si tratta di una pratica religiosa?
Sebbene le pratiche di mindfulness derivino dalla tradizione buddista non occorre essere buddisti per praticare la mindfullness. L’attenzione e la consapevolezza sono qualità umane universali che possono essere sviluppate da chiunque intenda perseguire questo proposito.
Sono necessari dei requisiti particolari?
- L’unico requisito necessario per poter meditare è il respiro.
Sei un insegnante di Mindfulness?
- Non sono un insegnante di mindfullness ma coltivo la mia consapevolezza con pratiche di meditazione regolari e sono in grado di eseguire e illustrare alcune semplici tecniche che permettono di riprendere contatto con il proprio corpo e ripristinare un senso di sicurezza e controllo in situazioni di stress.
Svolgi il protocollo MBSR?
- No. Il protocollo MBSR elaborato da John Kabat Zinn rappresenta un eccellente strumento per accostarsi al mondo della meditazione ma considero più ricca e completa la tradizione vipassana originale da cui Kabat Zinn ha attinto per l’elaborazione del suo protocollo.
Solitamente
mi chiedono
Si tratta di una pratica religiosa?
- Si tratta di una pratica religiosa?
Sebbene le pratiche di mindfulness derivino dalla tradizione buddista non occorre essere buddisti per praticare la mindfullness. L’attenzione e la consapevolezza sono qualità umane universali che possono essere sviluppate da chiunque intenda perseguire questo proposito.
Sono necessari dei requisiti particolari?
- L’unico requisito necessario per poter meditare è il respiro.
Sei un insegnante di Mindfulness?
- Non sono un insegnante di mindfullness ma coltivo la mia consapevolezza con pratiche di meditazione regolari e sono in grado di eseguire e illustrare alcune semplici tecniche che permettono di riprendere contatto con il proprio corpo e ripristinare un senso di sicurezza e controllo in situazioni di stress.
Svolgi il protocollo MBSR?
- No. Il protocollo MBSR elaborato da John Kabat Zinn rappresenta un eccellente strumento per accostarsi al mondo della meditazione ma considero più ricca e completa la tradizione vipassana originale da cui Kabat Zinn ha attinto per l’elaborazione del suo protocollo.