Psicologia dei viaggi mentali

Noi,
provinciali dell’Orsa Minore
alla conquista degli spazi interstellari
(Battiato F., Via Lattea)

Dove siamo quando non siamo in casa? Vale a dire: dove va la mente quando siamo distratti?

La mente è girovaga per sua natura. Passa agilmente da un pensiero a un’ immagine, da un ricordo a un sogno a occhi aperti… 

Il buddhismo lo chiama “mente scimmia“, termine che indica lo stato dei non addestrati alla meditazione, incapaci di governare la propria mente, e per questo causa di sofferenza per sé stessi. 

Sigmund Freud chiamava questo processo libere associazioni e le considerava la chiave per accedere a sé stessi e liberare la mente dalle catene delle nevrosi.

Due punti di vista assai distanti in apparenza ma forse non poi così tanto…

In questo articolo vedremo quale nesso lega assieme queste due concezioni della mente girovaga, errabonda, affamata di storie e sempre pronta a imbarcarsi in nuovi viaggi.

La fabbrica delle storie

La mente fabbrica storie. Su chi? Ma su noi stessi ovviamente!

Viaggia nello spazio incurante di confini fisici e politici, tenendo insieme mondi lontanissimi. Viaggia nel tempo passando con disinvoltura dal passato al futuro.

Raramente resta concentrata sul presente, dove il corpo paziente la attende: con i suoi processi fisiologici, le sue tensioni, le sue sensazioni spiacevoli e piacevoli.

 

fabbrica storie

Per questo motivo raramente la mente si accorge delle emozioni che stanno alla base di queste storie e le alimentano. Spesso le storie ci fuorviano, ci fanno scambiare l’effetto per la causa e in questo modo ci conducono più lontano noi stessi.

A volte questo incessante girovagare può apparire inutile e senza senso e per questo da alcuni bollato in maniera poco gentile come “masturbazione” mentale. Il che non è solo scurrile ma anche inesatto: non tutti i viaggi mentali sono se**e mentali.

Non è possibile infatti ignorare come la capacità di astrazione, il potere di staccarci dal dato concreto per rappresentarlo mentalmente, costituisca la più grande risorsa della specie umana.

È nota l’importanza della fantasia nel processi artistici ma è noto anche come anche alcune delle più importanti scoperte scientifiche siano state spesso precedute da intuizioni, sogni o vivide fantasie e mai avrebbero potuto aver luogo se il pensatore non si fosse distratto. E ciò vale anche anche per canzoni, dipinti, intuizioni filosofiche, strategie militari.

I viaggi mentali quindi non solo non sono delle perdite di tempo ma al contrario ignorarli costituirebbe un enorme perdita per noi stessi ed il genere umano. 

Cosa sarebbe accaduto se, come fanno in molti, Paul McCartney avesse derubricato la melodia che gli era apparsa in sogno ad un effetto di quello che aveva mangiato la sera prima? Non avremmo “Yesterday”…

Ma allora dove sta la differenza tra un viaggio utile ed uno inutile o per meglio dire tra un buon viaggio ed un viaggio un po’ deludente, o meglio ancora tra un viaggio e una se*a mentale?

Un Buon viaggio mentale

Vi è mai capitato di ritrovarvi sotto la doccia o mentre fate jogging e dire: “caspita che bella idea! Questa me la segno!” Ecco: questo è un buon esempio di un buon viaggio mentale!

D’altro canto è noto sin dai tempi di Archimede di Siracusa come un buon bagno favorisca l’intuizione. Fu proprio immergendosi in una tinozza d’acqua che il genio greco giunse alla scoperta del principio sul galleggiamento dei corpi.

Allo stesso modo capita spesso di cercare intensamente la soluzione a un problema senza successo e di trovarla proprio quando si smette di farlo e ci dedichiamo a tutt’altro. 

Non è un caso che spesso questi momenti arrivino quando ci prendiamo cura del nostro corpo. Attività come lo sport o un bagno ci riportano nel presente mediante i nostri sensi. Sciolgono le tensioni emotive accumulate durante il processo di ricerca. Questo processo ha spesso l’effetto di rilassamento.

Il focus attentivo si sposta e si posa su un oggetto diverso lasciando finalmente la mente libera di lavorare al di fuori degli schemi logici con a cui siamo abituati e che a volte la bloccano. Ciò permette l’emergere di intuizioni che si manifestano sotto forma di immagini, suoni o sensazioni che si rivelano inaspettatamente al di fuori di un attivo processo di ricerca.

È noto infatti che Archimede avrebbe urlato “eureka! ” (“ho trovato”) e sarebbe poi corso nudo, preda del giusto entusiasmo per la sua scoperta ma anche per non lasciar sfuggire l’intuizione.

idea immaginazione

Queste intuizioni sembrano infatti provenire da un altro luogo e un altro tempo, da quell’altrove che è dentro di noi ma opera al di fuori del nostro controllo cosciente e che si manifesta per l’appunto nei sogni, nelle fantasie ad occhi aperti e nei viaggi mentali solo se siamo disposti ad accoglierli e prestarvi orecchio.

Non perdere la bussola

Quando mente e corpo lavorano di concerto si producono intuizioni mentre quando si separano nasce una dissociazione.

Come fare dunque per tenerle insieme?

La bussola di un buon viaggio mentale potrebbe essere le emozioni. Le emozioni infatti sono un fenomeno sia fisico che mentale.

Prestando orecchio a ciò che sentiamo e ponendolo in dialogo con ciò che pensiamo abbiamo modo di ribilanciare il processo elaborato della mente evitando che essa viri troppo verso i pensieri portandoci lontano da noi.

Quando la mente e il corpo si allineano mediante le emozioni la mente viaggia verso sé stessa e questo, a parer mio, costituisce l’essenza di un buon viaggio mentale.

Quando restiamo eccessivamente identificati con la nostra coscienza e il pensiero logico-razionale spesso rischiamo di ignorare le emozioni, creando uno stress che blocca il processo elaborativo.

È come se si restasse sintonizzati su un solo canale anziché assecondare il naturale funzionamento della mente, il suo modo di viaggiare che, inutile dirlo, non solo non è razionale ma non è neanche lineare.

Alessio Martella

Psicologo, Psicoterapeuta, Psicoanalista Relazionale

Cominciai a interessarmi di psicoanalisi a 16 anni perché Sigmund Freud mi sembrava l’unica alternativa interessante ai Sex Pistols e forse un po’ anche perché ne avevo bisogno…