ANSIA
"Ricorda Susumo, che la tristezza non è una brutta cosa e neppure l'ansia è un male. Il problema è che non sappiamo prestare attenzione ai segnali e ai messaggi che ci mandano."
(Wabi Sabi, Tomàs Navarro)
ANSIA
"Ricorda Susumo, che la tristezza non è una brutta cosa e neppure l'ansia è un male. Il problema è che non sappiamo prestare attenzione ai segnali e ai messaggi che ci mandano."
(Wabi Sabi, Tomàs Navarro)
Permettetemi di spezzare una lancia a favore dell’ansia: l'ansia, in sé per sé, non rappresenta un problema.
Al contrario, come tutte le emozioni svolge una sua importante funzione utile alla nostra sopravvivenza.
Lo scopo dell’ansia è quello di farci preoccupare, di fissare tutta la nostra attenzione su un problema al fine di risolverlo. Il problema è che spesso le preoccupazioni non portano affatto a soluzioni utili ma stimolano una spirale di altre preoccupazioni che alimentano lo stato d’ansia.
Quando l’ansia diventa troppa la mente corre a vuoto come un criceto sulla ruota.
“Sarò in grado di portare a termine ciò che mi è stato chiesto?”, “E se non avessi abbastanza tempo per prepararmi?”.
Spesso i pensieri ossessivi anziché calmare l’ansia tendono ad alimentarla.
Nei disturbi d’ansia è il senso di sicurezza personale ad essere ferito.
Quando la soglia dell’ansia supera un certo livello è possibile che essa rompa gli argini dando luogo a un attacco di panico e a paure e fobie da evitamento.
In questi casi possono essere di grande aiuto tecniche mutuate dalla meditazione, come il grounding, che permettono di riprendere contatto con i propri sensi ed uscire dall’incubo che si sta vivendo.
La psicoterapia consente di comprendere il senso dell’ansia e coglierne il messaggio, di trovare strategie per riconoscerla e regolarla, anziché esserne dominati.
Permettetemi di spezzare una lancia a favore dell’ansia: l'ansia, in sé per sé, non rappresenta un problema.
Al contrario, come tutte le emozioni svolge una sua importante funzione utile alla nostra sopravvivenza.
Lo scopo dell’ansia è quello di farci preoccupare, di fissare tutta la nostra attenzione su un problema al fine di risolverlo. Il problema è che spesso le preoccupazioni non portano affatto a soluzioni utili ma stimolano una spirale di altre preoccupazioni che alimentano lo stato d’ansia.
Quando l’ansia diventa troppa la mente corre a vuoto come un criceto sulla ruota.
“Sarò in grado di portare a termine ciò che mi è stato chiesto?”, “E se non avessi abbastanza tempo per prepararmi?”.
Spesso i pensieri ossessivi anziché calmare l’ansia tendono ad alimentarla.
Nei disturbi d’ansia è il senso di sicurezza personale ad essere ferito.
Quando la soglia dell’ansia supera un certo livello è possibile che essa rompa gli argini dando luogo a un attacco di panico e a paure e fobie da evitamento.
In questi casi possono essere di grande aiuto tecniche mutuate dalla meditazione, come ad esempio il grounding, che permettono di riprendere contatto con i propri sensi ed uscire dall’incubo che si sta vivendo.
La psicoterapia consente di comprendere il senso dell’ansia e coglierne il messaggio, di trovare strategie per riconoscerla e regolarla, anziché esserne dominati.
Narcisismo
"Oh sì, il passato può far male, ma a mio modo di vedere dal passato puoi scappare oppure imparare qualcosa"
(dialogo tra Rafiki e Simba da “Il Re Leone”)
Narcisismo
"Oh sì, il passato può far male, ma a mio modo di vedere dal passato puoi scappare oppure imparare qualcosa"
(dialogo tra Rafiki e Simba da “Il Re Leone”)
Quando si parla di narcisismo, credo che nessuno fatichi a identificare un campione della categoria in Skarr, il “cattivo” del Re leone e uno dei più riusciti della Walt Disney.
Skarr è falso, manipolatorio, assetato di potere, dotato di fascino e di una intelligenza luciferina, priva di qualsiasi empatia.
In pochi però si accorgono che anche le difficoltà del giovane Simba, da buon leone, rientrano nel campo del narcisismo e del deficit di autostima. Simba non crede più in sé, ha perso il padre prima che potesse riconoscerlo nel suo valore e per questo vive in fuga da se stesso, oscillando tra momenti di esaltazione beffarda in cui fa un po’ lo sbruffone ed altri in cui affonda nella malinconia e sente di non valere niente e non essere nessuno. [Link all’articolo]
Il narcisismo è forse la forma di sofferenza psicologica più diffusa e fraintesa del nostro tempo.
Il “narcisista” viene comunemente considerato un predatore, un manipolatore e perfino un “vampiro energetico”, incapace di provare empatia verso gli altri, ma che in realtà descrive…
Quando si parla di narcisismo, credo che nessuno fatichi a identificare un campione della categoria in Skarr, il “cattivo” del Re leone e uno dei più riusciti della Walt Disney.
Skarr è falso, manipolatorio, assetato di potere, dotato di fascino e di una intelligenza luciferina, priva di qualsiasi empatia.
In pochi però si accorgono che anche le difficoltà del giovane Simba, da buon leone, rientrano nel campo del narcisismo e del deficit di autostima. Simba non crede più in sé, ha perso il padre prima che potesse riconoscerlo nel suo valore e per questo vive in fuga da se stesso oscillando tra momenti di esaltazione beffarda in cui fa un po’ lo sbruffone ed altri in cui affonda nella malinconia e sente di non valere niente e non essere nessuno. [Link all’articolo]
Il narcisismo è forse la forma di sofferenza psicologica più diffusa e fraintesa del nostro tempo.
Il “narcisista” viene comunemente considerato un predatore, un manipolatore e perfino un “vampiro energetico”, incapace di provare empatia verso gli altri, ma che in realtà descrive…
un’ampia costellazione di forme di sofferenza molto diversificate tra loro ma accomunate da un senso di vulnerabilità nella propria autostima.
È lì che si colloca la ferita invisibile del narcisismo.
Tanto più ci si allontana da essa tanto più si diventa freddi, privi di empatia e bramosi di riconoscimento, un po’ come Skarr, più si è in contatto con essa maggiore è la possibilità di mettersi alla ricerca di sé e ritrovarsi.
Il narcisismo non è una patologia ma una dimensione fondamentale dell’essere umano che ha a che fare con il proprio senso di valore e autostima. Può essere pieno o deficitario, fonte di fiducia e benessere o di insicurezza e sofferenza.
Le persone che ne soffrono possono sentire di dipendere troppo dal riconoscimento esterno, possono sentire di fare grandi sacrifici senza ricevere mai altrettanto in cambio. Per questo si sentono spesso delusi e traditi nelle relazioni.
Il paradosso del narcisismo è quello di sentire di dover portare una maschera per ottenere il riconoscimento di cui si ha bisogno. Il prezzo di questa finzione è un doloroso senso di inautenticità che toglie senso e sapore alla vita, facendo apparire tutto un po’ vacuo e banale.
La paura è quella di non valere davvero, che la maschera cada rivelando se stessi per un “bluff” o un impostore. Il giudizio su se stessi e sugli altri può essere molto duro e le relazioni sempre a rischio.
La psicoterapia orientata alla psicologia del Sé rappresenta il trattamento di elezione per le difficoltà inerenti l’autostima e il narcisismo grazie al contributo fondamentale di Heinz Kohut, che più di qualsiasi altro analista ne ha compreso il dramma.
un’ampia costellazione di forme di sofferenza molto diversificate tra loro ma accomunate da un senso di vulnerabilità nella propria autostima.
È lì che si colloca la ferita invisibile del narcisismo.
Tanto più ci si allontana da essa tanto più si diviene freddi, privi di empatia e bramosi di riconoscimento, un po’ come Skarr, più si è in contatto con essa maggiore è la possibilità di mettersi alla ricerca di sé e ritrovarsi.
Il narcisismo non è una patologia ma una dimensione fondamentale dell’essere umano che ha a che fare con il proprio senso di valore e autostima. Può essere pieno o deficitario, fonte di fiducia e benessere o di insicurezza e sofferenza.
Le persone che ne soffrono possono sentire di dipendere troppo dal riconoscimento esterno, possono sentire di fare grandi sacrifici senza ricevere mai altrettanto in cambio. Per questo si sentono spesso delusi e traditi nelle relazioni.
Il paradosso del narcisismo è quello di sentire di dover portare una maschera per ottenere il riconoscimento di cui si ha bisogno. Il prezzo di questa finzione è un doloroso senso di inautenticità che toglie senso e sapore alla vita, facendo apparire tutto un po’ vacuo e banale.
La paura è quella di non valere davvero, che la maschera cada rivelando se stessi per un “bluff” o un impostore. Il giudizio su se stessi e sugli altri può essere molto duro e le relazioni sempre a rischio.
La psicoterapia orientata alla psicologia del Sé rappresenta il trattamento di elezione per le difficoltà inerenti l’autostima e il narcisismo grazie al contributo fondamentale di Heinz Kohut, che più di qualsiasi altro analista ne ha compreso il dramma.
Trauma e dissociazione
"E se vai all'Hotel Supramonte
e guardi il cielo
Tu vedrai una donna in fiamme
e un uomo solo"
(F. De André, " Hotel Supramonte")
Trauma e dissociazione
"E se vai all'Hotel Supramonte e guardi il cielo Tu vedrai una donna in fiamme e un uomo solo"
(F. De André, " Hotel Supramonte")
A volte accadono cose semplicemente troppo grandi perché la mente riesca a farvi fronte: un lutto improvviso, un incidente stradale o la dolorosa esperienza degli abusi fisici o verbali.
Davanti a questi eventi la mente fatica a coglierne il senso, a conciliare l’immagine che aveva di sé prima con quello che c’è stato dopo. Spesso il trauma è vissuto come uno spartiacque. Si crea una frattura nel normale flusso dell’esperienza.
“Trauma” significa appunto questo:
ferita dovuta a un evento esterno, magari unico ma terribilmente intenso, oppure ripetuto e logorante.
Nel primo caso si parla di trauma acuto mentre nel secondo di trauma del non-riconoscimento o trauma relazionale.
Un trauma relazionale è una mancata corrispondenza tra ciò che sentiamo e ciò che l’altro costantemente ci rimanda: “Non sei capace”, “Non vali abbastanza”.
Spesso non è con le parole ma con lo sguardo che questi messaggi vengono comunicati. Altre volte è il non sentirsi visti che fa sentire così.
Non è necessario che le cose facciano molto rumore perché facciano molto male.
In genere, ciò che la mente fa per proteggersi dalla sofferenza traumatica è dissociare: spegnersi, staccarsi dalla realtà, andare altrove. Cedere una parte di sé per sopravvivere, un po’ come fa la lucertola quando lascia che la coda si stacchi per sfuggire alla morsa del predatore.
Che si tratti di traumi acuti o di traumi cronici, la ferita va a intaccare la fiducia negli altri e in se stessi.
I traumi più dolorosi sono quelli commessi da un altro essere umano, peggio ancora se da un essere umano che avrebbe dovuto guidarci o prendersi cura di noi.
A volte accadono cose semplicemente troppo grandi perché la mente riesca a farvi fronte: un lutto improvviso, un incidente stradale o la dolorosa esperienza degli abusi fisici o verbali.
Davanti a questi eventi la mente fatica a coglierne il senso, a conciliare l’immagine che aveva di sé prima con quello che c’è stato dopo. Spesso il trauma è vissuto come uno spartiacque. Si crea una frattura nel normale flusso dell’esperienza.
“Trauma” significa appunto questo:
ferita dovuta a un evento esterno, magari unico ma terribilmente intenso, oppure ripetuto e logorante.
Nel primo caso si parla di trauma acuto mentre nel secondo di trauma del non-riconoscimento o trauma relazionale.
Un trauma relazionale è una mancata corrispondenza tra ciò che sentiamo e ciò che l’altro costantemente ci rimanda: “Non sei capace”, “Non vali abbastanza”.
Spesso non è con le parole ma con lo sguardo che questi messaggi vengono comunicati. Altre volte è il non sentirsi visti che fa sentire così.
Non è necessario che le cose facciano molto rumore perché facciano molto male.
In genere ciò che la mente fa per proteggersi dalla sofferenza traumatica è dissociare: spegnersi, staccarsi dalla realtà, andare altrove. Cedere una parte di sé per sopravvivere, un po’ come fa la lucertola quando lascia che la coda si stacchi per sfuggire alla morsa del predatore.
Che si tratti di traumi acuti o di traumi cronici, la ferita va a intaccare la fiducia negli altri e in se stessi.
I traumi più dolorosi sono quelli commessi da un altro essere umano, peggio ancora se da un essere umano che avrebbe dovuto guidarci o prendersi cura di noi.
L'EMDR ha dimostrato particolare efficacia nel trattamento dei traumi acuti mentre la psicoterapia, integrata col trattamento EMDR, può rivelarsi particolarmente preziosa rispetto ai traumi ripetuti, commessi da persone vicine.
L'EMDR ha dimostrato particolare efficacia nel trattamento dei traumi acuti mentre la psicoterapia, integrata col trattamento EMDR, può rivelarsi particolarmente preziosa rispetto ai traumi ripetuti, commessi da persone vicine.
Difficoltà sfera sessuale
"L'amore è la risposta, ma mentre aspettate la risposta il sesso può suggerire delle ottime domande."
(Woody Allen)
Difficoltà
sfera sessuale
"L'amore è la risposta, ma mentre aspettate la risposta il sesso può suggerire delle ottime domande."
(Woody Allen)
L** mi piace moltissimo ma allora perché quando ci troviamo al momento dei fatti lui non collabora? Come mai i miei amplessi non durano quanto vorrei? Perché non riesco a provare piacere durante il rapporto?
Il mondo della sessuologia è variegato, spesso ammantato da pregiudizi e retaggi di pudore duri ad estinguersi.
Le difficoltà sessuali hanno spesso un aspetto così “fisico” da rendere difficile immaginare che la mente possa c’entrarci qualcosa.
Eppure mente e corpo non solo non sono separati ma collaborano strettamente in ogni ambito della nostra vita. Anche i più intimi.
Un po' come un polpo, il sintomo sessuale sa mimetizzarsi con il fondale del corpo fino a rendersi indistinguibile da esso ma se ci si prende la briga di osservarlo più da vicino emerge la sua profonda e viva intelligenza.
Nel mio prendermi cura delle ferite che riguardano la sessualità trovo utile innanzitutto svolgere un percorso di consulenza sessuologica volta all’analisi del bisogno, a cui possono far seguito vari tipi di intervento.
Collaboro con colleghi urologi e ginecologi di fiducia attivi a Milano che possono integrare il percorso ove necessario. Tra le problematiche inerenti a quest'area: disfunzione erettile, ansia da prestazione, eiaculazione precoce, anorgasmia, vaginismo.
L** mi piace moltissimo ma allora perché quando ci troviamo al momento dei fatti lui non collabora? Come mai i miei amplessi non durano quanto vorrei? Perché non riesco a provare piacere durante il rapporto?
Il mondo della sessuologia è variegato, spesso ammantato da pregiudizi e retaggi di pudore duri ad estinguersi.
Le difficoltà sessuali hanno spesso un aspetto così “fisico” da rendere difficile immaginare che la mente possa c’entrarci qualcosa.
Eppure mente e corpo non solo non sono separati ma collaborano strettamente in ogni ambito della nostra vita. Anche i più intimi.
Un po' come un polpo, il sintomo sessuale sa mimetizzarsi con il fondale del corpo fino a rendersi indistinguibile da esso ma se ci si prende la briga di osservarlo più da vicino emerge la sua profonda e viva intelligenza.
Nel mio prendermi cura delle ferite che riguardano la sessualità trovo utile innanzitutto svolgere un percorso di consulenza sessuologica volta all’analisi del bisogno, a cui possono far seguito vari tipi di intervento.
Collaboro con colleghi urologi e ginecologi di fiducia attivi a Milano che possono integrare il percorso ove necessario. Tra le problematiche inerenti a quest'area: disfunzione erettile, ansia da prestazione, eiaculazione precoce, anorgasmia, vaginismo.
Difficoltà relazionali
"Alcuni porcospini, in una fredda giornata d'inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro…"
(A. Schopenhauer)
Difficoltà relazionali
"Alcuni porcospini, in una fredda giornata d'inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro…"
(A. Schopenhauer)
Talvolta sono “le spine della relazione” a pungere e ferire.
Il modo in cui siamo fatti, in cui gestiamo o evitiamo le nostre emozioni, può entrare in dolorosa risonanza con il modo in cui è fatto l’altro.
Quando ciò avviene parte una dolorosa danza volta da una parte a preservare se stessi e dall’altra la relazione, soprattutto quando ci si avvicina nel tentativo di cercare una maggiore intimità, come i porcospini della storia.
Il modo in cui abbiamo imparato ad essere d’aiuto, litigare, amare può essere molto diverso da quello dell’altro, a volte del tutto opposto.
Questo però non lo vediamo perché rientra nelle nostre zone cieche: ciò che diamo per scontato e tendiamo ad estendere agli altri.
Si sente molto parlare di relazioni “tossiche”, spesso con tono vittimistico, dimenticando che anche noi siamo muniti di spine e che se noi stiamo male nella relazione, probabilmente, anche l’altro sta soffrendo.
I modi in cui le due sofferenze danzano assieme sono i modi della dipendenza affettiva, della fatica a concedersi i propri spazi, del non sentirsi abbastanza considerati o della paura che la relazione non progredisca.
La psicoterapia permette di imparare a conoscere i propri punti ciechi, assumerne consapevolezza e trovare la “giusta distanza” come i porcospini del dilemma di Schopenhauer.
PS: A differenza di ciò che pensava Schopenhauer, che aveva fama di non essere granché ottimista sulle relazioni umane, le “spine” del nostro animo sono molto più plastiche di quelle dei porcospini.
Talvolta sono “le spine della relazione” a pungere e ferire.
Il modo in cui siamo fatti, in cui gestiamo o evitiamo le nostre emozioni, può entrare in dolorosa risonanza con il modo in cui è fatto l’altro.
Quando ciò avviene parte una dolorosa danza volta da una parte a preservare se stessi e dall’altra la relazione, soprattutto quando ci si avvicina nel tentativo di cercare una maggiore intimità, come i porcospini della storia.
Il modo in cui abbiamo imparato ad essere d’aiuto, litigare, amare può essere molto diverso da quello dell’altro, a volte del tutto opposto.
Questo però non lo vediamo perché rientra nelle nostre zone cieche: ciò che diamo per scontato e tendiamo ad estendere agli altri.
Si sente molto parlare di relazioni “tossiche”, spesso con tono vittimistico, dimenticando che anche noi siamo muniti di spine e che se noi stiamo male nella relazione, probabilmente, anche l’altro sta soffrendo.
I modi in cui le due sofferenze danzano assieme sono i modi della dipendenza affettiva, della fatica a concedersi i propri spazi, del non sentirsi abbastanza considerati o della paura che la relazione non progredisca.
La psicoterapia permette di imparare a conoscere i propri punti ciechi, assumerne consapevolezza e trovare la “giusta distanza” come i porcospini del dilemma di Schopenhauer.
PS: A differenza di ciò che pensava Schopenhauer, che aveva fama di non essere granché ottimista sulle relazioni umane, le “spine” del nostro animo sono molto più plastiche di quelle dei porcospini.
Adolescenza
"Voglio bene ai miei genitori eppure sono in disaccordo praticamente su tutto ciò in cui loro credono."
(Diari, Kurt Cobain)
Adolescenza
"Voglio bene ai miei genitori eppure sono in disaccordo praticamente su tutto ciò in cui loro credono."
(Diari, Kurt Cobain)
L’adolescenza è un periodo piuttosto impegnativo e chi sostiene il contrario mente o ricorda male.
Diffido sempre di coloro che la rimpiangono.
La verità è che l’adolescenza fa schifo e la ragione per cui fa schifo è che è fatta per fare schifo.
C’è chi ne conserva buona memoria e chi invece sembra aver cancellato le fatiche relative a questo passaggio di vita. L’adolescenza rappresenta infatti un periodo di naturale crisi per gli esseri umani.
Ci si può sentire una strana via di mezzo tra qualcosa e qualcos’altro, un po’ come un ornitorinco.
L’adolescenza è un periodo piuttosto impegnativo e chi sostiene il contrario mente o ricorda male.
Diffido sempre di coloro che la rimpiangono.
La verità è che l’adolescenza fa schifo e la ragione per cui fa schifo è che è fatta per fare schifo.
C’è chi ne conserva buona memoria e chi invece sembra aver cancellato le fatiche relative a questo passaggio di vita. L’adolescenza rappresenta infatti un periodo di naturale crisi per gli esseri umani.
Ci si può sentire una strana via di mezzo tra qualcosa e qualcos’altro, un po’ come un ornitorinco.
Le difficoltà possono riguardare il rapporto coi genitori che all’improvviso mostrano imperfezioni e debolezze che prima non sembravano avere.
Oppure il rapporto col gruppo di amici e le persone della propria età che al contempo attrae e spaventa.
Oppure ancora il proprio corpo, che nei suoi cambiamenti può apparire brutto e non attraente.
Insomma c’è solo l’imbarazzo della scelta! Ciascuna di queste aree è vulnerabile e suscettibile di riportare ferite che possono esprimersi in forme di ritiro sociale, disturbi d’ansia o depressione, della dismorfofobia o dei disturbi dell’alimentazione.
Per questa ragione è importante che i ragazzi che vivono delle difficoltà in questo passaggio cruciale dello sviluppo non siano lasciati soli.
Nel lavoro con ragazze e ragazzi i genitori sono una risorsa essenziale e sono sempre coinvolti e chiamati a mettersi in gioco pur nel rispetto della privacy del ragazzo e del segreto professionale.
L’alleanza dello psicoterapeuta è equamente divisa tra adolescente e genitori nell’interesse della loro relazione che rappresenta il principale veicolo di cura.
Con l’adolescenza, infatti, anche le relazioni crescono e necessitano pertanto di essere ampliate e rinegoziate. Se non lo si fa, si soffre e più del dovuto.
La psicoterapia con adolescenti e genitori permette ai ragazzi di ripristinare il naturale processo di sviluppo e ai genitori di vivere meglio la relazione con i propri figli.
Le difficoltà possono riguardare il rapporto coi genitori che all’improvviso mostrano imperfezioni e debolezze che prima non sembravano avere.
Oppure il rapporto col gruppo di amici e le persone della propria età che al contempo attrae e spaventa.
Oppure ancora il proprio corpo, che nei suoi cambiamenti può apparire brutto e non attraente.
Insomma c’è solo l’imbarazzo della scelta! Ciascuna di queste aree è vulnerabile e suscettibile di riportare ferite che possono esprimersi in forme di ritiro sociale, disturbi d’ansia o depressione, della dismorfofobia o dei disturbi dell’alimentazione.
Per questa ragione è importante che i ragazzi che vivono delle difficoltà in questo passaggio cruciale dello sviluppo non siano lasciati soli.
Nel lavoro con ragazze e ragazzi i genitori sono una risorsa essenziale e sono sempre coinvolti e chiamati a mettersi in gioco pur nel rispetto della privacy del ragazzo e del segreto professionale.
L’alleanza dello psicoterapeuta è equamente divisa tra adolescente e genitori nell’interesse della loro relazione che rappresenta il principale veicolo di cura.
Con l’adolescenza, infatti, anche le relazioni crescono e necessitano pertanto di essere ampliate e rinegoziate. Se non lo si fa, si soffre e più del dovuto.
La psicoterapia con adolescenti e genitori permette ai ragazzi di ripristinare il naturale processo di sviluppo e ai genitori di vivere meglio la relazione con i propri figli.
Corpo e dintorni
"Il corpo ci parla come può, sfruttando
i mezzi che ha e una delle sue forme
di espressione sono le emozioni.
Spesso ci sforziamo di ignorarle o dissimularle e non prestiamo
orecchio al loro messaggio."
(Wabi Sabi, Tomàs Navarro)
Corpo e dintorni
"Il corpo ci parla come può, sfruttando i mezzi che ha e una delle sue forme di espressione sono le emozioni. Spesso ci sforziamo di ignorarle o dissimularle e non prestiamo orecchio al loro messaggio."
(Wabi Sabi, Tomàs Navarro)
Sapete perché alle zebre non viene l'ulcera? Semplice. Quando una zebra subisce un attacco da un predatore, la zebra vive un forte stress che innesca una potente reazione fisica:
i livelli di adrenalina e cortisolo si impennano facendo battere il cuore all’impazzata per pompare sangue ai muscoli delle gambe e permettendole di fuggire il più velocemente possibile dall’aggressore.
Se riesce a scampare al predatore, qualche minuto dopo il tentativo di aggressione la zebra sarà di nuovo lì a brucare l’erba come se niente fosse successo.
Potete immaginare una simile reazione da parte di un essere umano?
La differenza tra noi e la zebra è che in natura gli episodi di stress, come l’incontro con un predatore, sono temporanei e ciò dà al corpo il tempo di riprendersi.
Le preoccupazioni per il lavoro, i soldi, i problemi familiari o la salute sono invece di natura cronica e pongono la mente e il corpo in uno stato di stress persistente che alla lunga logora l’organismo.
Secondo i più recenti avanzamenti scientifici l’anello che lega insieme la mente e il corpo sono le emozioni.
Le emozioni infatti, sono fenomeni fisici prima che mentali: sono l’interfaccia psicologica dei nostri neurotrasmettitori che viaggiano attraverso i sistemi del nostro corpo svolgendo differenti funzioni.
Se questo anello si spezza (se non prestiamo sufficiente attenzione alle emozioni e ai bisogni che veicolano) allora si crea una ferita tra mente e corpo che ne spezza l’unità.
Sapete perché alle zebre non viene l'ulcera? Semplice. Quando una zebra subisce un attacco da un predatore, la zebra vive un forte stress che innesca una potente reazione fisica:
i livelli di adrenalina e cortisolo si impennano facendo battere il cuore all’impazzata per pompare sangue ai muscoli delle gambe e permettendole di fuggire il più velocemente possibile dall’aggressore.
Se riesce a scampare al predatore, qualche minuto dopo il tentativo di aggressione la zebra sarà di nuovo lì a brucare l’erba come se niente fosse successo.
Potete immaginare una simile reazione da parte di un essere umano?
La differenza tra noi e la zebra è che in natura gli episodi di stress, come l’incontro con un predatore, sono temporanei e ciò dà al corpo il tempo di riprendersi.
Le preoccupazioni per il lavoro, i soldi, i problemi familiari o la salute sono invece di natura cronica e pongono la mente e il corpo in uno stato di stress persistente che alla lunga logora l’organismo.
Secondo i più recenti avanzamenti scientifici l’anello che lega insieme la mente e il corpo sono le emozioni.
Le emozioni infatti, sono fenomeni fisici prima che mentali: sono l’interfaccia psicologica dei nostri neurotrasmettitori che viaggiano attraverso i sistemi del nostro corpo svolgendo differenti funzioni.
Se questo anello si spezza (se non prestiamo sufficiente attenzione alle emozioni e ai bisogni che veicolano) allora si crea una ferita tra mente e corpo che ne spezza l’unità.
Il sistema psicologico è in continuo scambio
con gli altri sistemi dell’organismo:
nervoso, endocrino, immunitario e insieme
ad essi determina il nostro
benessere quanto la patologia.
Pertanto un elenco dei disturbi afferenti a quest’area avrebbe poco senso. A mero titolo di esempio è possibile citare: dolore cronico, (per cui è stata dimostrata l’efficacia della mindfulness), fibromialgia, disturbi gastro-intestinali, ipertensione, dispnea o fame d’aria, acufeni, vulvodinia, endometriosi.
Una psicoterapia condotta secondo l’approccio PNEI consente di ricostruire i legami tra mente e corpo.
In certe situazioni può rivelarsi molto utile l’utilizzo di tecniche meditative.
Nelle situazioni insorte a seguito a trauma può rivelarsi utile l’EMDR.
Collaboro con professionisti medici e specialisti fidati attivi a Milano. Questa rete rappresenta una grande risorsa nella resa in cura di questo tipo di sofferenze in quanto permette che mente e corpo si parlino su più fronti.
PS: Per lo stesso motivo esposto all’inizio difficilmente avrete occasione di osservare un leone in crisi di autostima per aver fallito un attacco a una zebra.
Il sistema psicologico è in continuo scambio con gli altri sistemi dell’organismo: nervoso, endocrino, immunitario e insieme ad essi determina il nostro benessere quanto la patologia.
Pertanto un elenco dei disturbi afferenti a quest’area avrebbe poco senso. A mero titolo di esempio è possibile citare: dolore cronico, (per cui è stata dimostrata l’efficacia della mindfulness), fibromialgia, disturbi gastro-intestinali, ipertensione, dispnea o fame d’aria, acufeni, vulvodinia, endometriosi.
Una psicoterapia condotta secondo l’approccio PNEI consente di ricostruire i legami tra mente e corpo.
In certe situazioni può rivelarsi molto utile l’utilizzo di tecniche meditative.
Nelle situazioni insorte a seguito a trauma può rivelarsi utile l’EMDR.
Collaboro con professionisti medici e specialisti fidati attivi a Milano. Questa rete rappresenta una grande risorsa nella resa in cura di questo tipo di sofferenze in quanto permette che mente e corpo si parlino su più fronti.
PS: Per lo stesso motivo esposto all’inizio difficilmente avrete occasione di osservare un leone in crisi di autostima per aver fallito un attacco a una zebra.